La liberazione non è scontata

25-04-2026

Il 25 aprile attraversa il tempo.
Non è solo la memoria della fine dell’occupazione nazifascista, ma il punto di origine della Repubblica e della sua Costituzione.

Nel 2026 questo passaggio assume un significato ulteriore: a ottant’anni dalla nascita della Repubblica, il legame tra Liberazione, antifascismo e Costituzione non è un dato acquisito, ma qualcosa che va continuamente riaffermato.

Riaffermare che la liberazione non è scontata significa prima di tutto sottrarre questa parola a un uso improprio. Significa riconoscere che la liberazione non coincide con l’imposizione di un ordine, né con la compressione dei diritti, ma con processi collettivi che allargano lo spazio della libertà e della partecipazione.

Significa anche ribadire che il dissenso non è un elemento estraneo alla democrazia, ma una sua condizione. Senza conflitto, senza possibilità di esprimere critica e opposizione, viene meno uno dei presupposti fondamentali su cui si regge l’impianto costituzionale.

Non si tratta di aggiornare una ricorrenza, ma di restituirle il suo carattere originario: quello di un passaggio che continua a interrogare il presente.

Il 25 aprile, in questo senso, non è solo una data.
È uno spazio politico in cui si ridefiniscono parole, diritti e possibilità.

E proprio per questo, ancora oggi, la liberazione non è scontata.

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