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COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Premessa. PERCHE' FARE COOPERAZIONE?

Lo sviluppo delle comunità, il coinvolgimento in percorsi di promozione dei diritti, l'affermazione dell'intrinseca dignità della persona umana e dell'importanza delle diverse culture: sono tra i possibili valori qualificanti della cooperazione internazionale decentrata allo sviluppo, letta dal punto di vista associativo, mentre è ovvio che le motivazioni individuali nel parteciparvi e nell’agirla possono essere le più varie e ampie.

La cooperazione internazionale raccoglie le sfide poste da realtà lontane, eppure afflitte, spesso in forma assai più grave, dai medesimi problemi che nei decenni passati si erano affrontati in Italia: si pensi alla situazione del Paese nel secondo dopoguerra e negli anni 50. Dunque il mondo della cooperazione si attiva per sostenere anche altrove programmi e interventi in favore dell’educazione, dei diritti individuali e collettivi, della dignità personale e sociale, dello sviluppo di capacità e saperi, in varie aree del mondo.

La filosofia che guida le azioni di cooperazione è basata sull'attenzione verso le situazioni di maggior disagio, sulla disponibilità all'accoglienza, sul rifiuto di una logica di dipendenza fra chi beneficia dell’aiuto e chi lo offre, per promuovere soprattutto il protagonismo delle popolazioni locali e intraprendere processi di sviluppo socialmente e ambientalmente compatibili.

La Sostenibilità è una parola chiave nel contesto della Cooperazione Internazionale, che significa lavorare a costruire un futuro che sia sostenibile davvero, cioè accettabile, dignitoso e possibile per tutti gli esseri umani. Non si parla di sviluppo sostenibile, che è una contraddizione in termini, ma di favorire la promozione della persona, compatibile con la propria realtà eco-logica e comunitaria, dal punto di vista culturale, economico, socio-relazionale.

La priorità è dunque quella di creare legami realmente cooperativi con i Paesi in crisi, instaurando efficaci rapporti di collaborazione intorno a progetti culturali, formativi e di accoglienza. Ciò significa:

- partire dalle esigenze che le comunità e i soggetti a esse appartenenti propongono, e che derivano innanzi tutto dalla loro analisi del contesto;

- superare la cultura dello spreco dei benefici (risorse) e dei beneficiari, l’illusione umanitaria (“gli angelici benefattori siamo noi”) e l’immaginario del diverso-da-noi (dal mito del buon selvaggio all’approccio caritatevole);

- individuare chi è il “nostro prossimo / altro”, restituirgli un’identità soggettiva e collettiva, la sua dignità;

- sollecitare un continuo scambio fra i vari attori coinvolti (dalle istituzioni sopranazionali a quelle locali, dalla società civile responsabile alle popolazioni locali);

- promuovere ovunque i diritti fondamentali quale presupposto irrinunciabile dell’incontro con l’altro (“l’alterità”) - dal diritto al lavoro al diritto ai saperi;

- intrecciare attività volte all’accoglienza e al sostegno materiale con altre finalizzate alla sensibilizzazione ed alla crescita della società civile, sia in Europa sia nei Paesi in crisi;

- favorire dunque l’incontro dei territori solidali (non meramente identitari e autoreferenziali) fra loro, come luoghi di sviluppo delle persone, dove realizzare la partecipazione, la democrazia, la governance dal basso;

- promuovere le relazioni umane, soprattutto fra soggetti collettivi omologhi;

- mettere a disposizione dei progetti locali competenza, volontà ed esperienza per differenziare il concetto di cooperazione da quello di aiuto, appoggiando le popolazioni locali nel cammino verso una reale autonomia. Infatti, la valorizzazione delle capacità locali, oltre a essere la premessa necessaria di qualunque percorso di cooperazione, può aiutarci a ripensare un modello di convivenza più adeguato per tutti.

Parte I. LA RETE REGIONALE

In questa esperienza pluriennale nella cooperazione internazionale, vanno evidenziati alcuni aspetti:

coordinamento regionale: si sono svolte diverse riunioni, a cadenza più o meno trimestrale, per condividere e scambiare informazione relative ai progetti promossi e gestiti dai Comitati territoriali, in collaborazione con ARCS e co-finanziati dalla Regione Emilia-Romagna; in secondo luogo, gli incontri sono serviti ad aggiornare in merito alle tematiche e alle questioni emerse in rapporto con ARCI nazionale, in particolare rispetto al Gruppo di coordinamento degli internazionali e all'Esecutivo di ARCS.

Sotto il profilo progettuale, e rispetto alle aree d'intervento nel settore cooperazione internazionale, si sottolineano le seguenti attività da parte dei Comitati territoriali, e che hanno visto il sostegno del settore a livello regionale:

ARCI BOLOGNA, progetti Palestina
ARCI MODENA, progetti Mozambico
ARCI MODENA, progetti nei Balcani
ARCI PARMA, progetti Libano
ARCI REGGIO EMILIA, progetti Brasile
ARCI REGGIO EMILIA, progetti Mozambico
ARCI EMILIA ROMAGNA/ARCS, progetto Cuba.

Questi progetti sono co-finanziati dalla Regione, e sono quasi sempre in rete con altre realtà associative e istituzionali della nostra regione.percorso formativo con ARCS: il discorso sulla formazione merita un approfondimento a parte (v. oltre).

campi di lavoro e di conoscenza: questa attività nazionale ha visto nel corso degli anni partecipare diverse decine di “campisti”. In particolare, Arci Modena ha coordinato i campi in Serbia, e il circolo “Sputnik Tom” di Castelmaggiore (Arci Bologna) ha attivato e gestito il campo in Romania.

“Attivarci” e raccolte punti Coop: questo tipo di iniziativa a carattere nazionale ha visto nel corso degli anni l'attenzione da parte dei soci Coop del distretto Adriatico conferire punti (e di conseguenza fondi per decine di migliaia di euro) ai progetti in Bosnia, in Palestina e in Mozambico.

conferenza sui Balcani: l'iniziativa si è tenuta a Ravenna, nell'autunno 2006, e ha visto la partecipazione di diverse realtà emiliano-romagnole (Emilia Romagna Teatro, Teatro Due Mondi di Faenza, ecc.) e balcaniche, che sono partner della nostra associazione.

iniziative dirette dei circoli: va evidenziata l'immensa e a volte sotterranea attività dei nostri circoli nell'ambito della solidarietà internazionale, sia a sostegno della progettualità Arci, sia in favore di associazioni locali.
In particolare, sia a Reggio Emilia, sia a Modena, sono attive basi associative che fanno direttamente attività di cooperazione internazionale, gestendo progetti e curando i rapporti insieme al Comitato territoriale Arci di riferimento.

disomogeneità territoriale all'interno del Comitato regionale: come sviluppare la sensibilità e il coinvolgimento dei Comitati territoriali Arci? Serve costruire una rete regionale più efficace dal punto di vista dei rapporti tra i settori, e della struttura complessiva del Comitato regionale. Questo tema riguarda più in generale l’assetto politico-organizzativo del Comitato regionale stesso, nel senso che si tratta di capire quale investimento può essere effettuato su di esso per tutti gli ambiti d'intervento di Arci.

Parte II. RAPPORTI CON GLI ENTI ASSOCIATIVI E LE ISTITUZIONI LOCALI

Al di là delle tante reti locali delle quali i Comitati territoriali fanno parte, sia dal punto di vista di coordinamento politico e tecnico, sia sotto l’aspetto progettuale, per Arci Regionale si sottolineano i seguenti aspetti:

Legge regionale 12: il discrimine legislativo regionale per essere ammessi quali soggetti proponenti al bando previsto dalla Legge Regionale 12/2002 sulla cooperazione decentrata è fondato sulla centralità della solidarietà internazionale tra le finalità previste dagli statuti. Di conseguenza, per i comitati di Modena e di Bologna, Arcs sede decentrata in Emilia Romagna (secondo lo statuto stesso della nostra ong nazionale) è diventata il soggetto proponente dei progetti in Palestina e in Mozambico.

Regione Emilia Romagna: i rapporti con l’istituzione regionale sono improntati al confronto diretto con l’Ufficio di cooperazione e all’interno dei Tavoli-Paese. In particolare, dall’incontro con la Vice Presidenza, l’Ufficio e il settore Cultura, è nato l’in-put di una rete regionale, insieme a GVC e a COSPE, per la stesura di un progetto Cuba nel campo della promozione culturale emiliano-romagnola e del turismo sostenibile, ancora in fase di definizione.

Coordinamento delle Organizzazioni Non Governative dell’Emilia Romagna (COONGER): Arci Emilia Romagna è diventata dal 2008 membro effettivo del Coonger attraversoArcs Emilia Romagna. Questo coordinamento si pone come luogo di confronto all'interno del mondo delle ONG, e come tavolo di raccordo con l'Ufficio di Cooperazione internazionale della Regione.

 

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