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FUORI BINARIO

Cambiamo la mentalità, usciamo fuori dai binari!

È la campagna di comunicazione che Arci Emilia-Romagna e l’agenzia Comunicattive lanciano l’8 marzo 2022 per il progetto Fuori Binario, realizzato con il sostegno della Regione Emilia-Romagna.

➤ Qui puoi scaricare il comunicato stampa, ➤ qui il file per stampare gli adesivi per i bagni gender free, sotto i file di tutte le locandine.

➤ Scarica il file della locandina

Le donne subiscono una forte pressione sociale sul proprio corpo e sul proprio aspetto estetico, molto spesso anche in ambienti di lavoro o di studio. Vengono abituate fin da piccole ad aderire ai modelli dominanti di bellezza e ai canoni stereotipati di “femminilità”. Tutta la cultura è basata sull’oggettificazione del corpo femminile in relazione allo sguardo maschile, il cosiddetto “male gaze”. E sono molte le forme di violenza verso i corpi che non corrispondono alla norma, come ad esempio i corpi delle donne grasse, a maggior ragione se non si truccano.
Lo sai che se mi trucco non è per te? Le donne (e tutti gli altri generi) non hanno bisogno dell’approvazione maschile sul proprio aspetto.
Cambiamo la mentalità, usciamo fuori dai binari!

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Quante volte una ragazza o una donna si sente ripetere queste domande, ad esempio in famiglia? Essere mogli e madri è considerato troppo spesso come una vocazione “naturale” per le donne, la condizione in cui si realizza la presunta “femminilità”, una esperienza che rende “vere donne”.
Le aspettative e le pressioni sociali verso quello che ancora alcun3 considerano “normale” sono alla base della violenza di genere.
Basta con queste domande! L’eterosessualità, il matrimonio, la maternità non sono un destino per le donne (e neanche per tutti gli altri generi).
Cambiamo la mentalità, usciamo fuori dai binari!

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La credenza secondo cui le persone sono classificabili e possono identificarsi esclusivamente in due generi si chiama “binarismo di genere”. Ma nella realtà il sesso non è dicotomico (le persone intersex non rientrano ad esempio nel dimorfismo sessuale) e i generi sono molto più di due! La divisione binaria è alla base di molte violenze: interventi di chirurgia e somministrazione di farmaci senza consenso a neonatз e bambinз intersex, discriminazioni e aggressioni verso le persone dall’espressione di genere non conforme, negazione dell’autodeterminazione di persone trans e non binarie.
Non dare per scontata l’identità di chi ti sta di fronte ed evita domande invadenti. Puoi chiedere che prenome preferisce per sé, anzi ancora meglio: puoi dire qual è il pronome che preferisci tu per te. E non liquidare con sufficienza schwa o asterischi: queste sperimentazioni nascono dal desiderio di trovare spazio nella lingua per tuttз.
Cambiamo la mentalità, usciamo fuori dai binari!

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Un sì ubriaco non è un sì. Qualsiasi interazione sessuale deve essere consensuale da parte di tutte le persone che vi partecipano. Il consenso è un atto di adesione cosciente e consapevole, libera da ogni forma di pressione o forzatura, basata sul desiderio. Il consenso deve essere esplicito e non può essere dato per scontato: l’assenza di no non è un sì, solo un sì è un sì. Il consenso è un processo continuo, che può cambiare ed essere rinegoziato in qualsiasi momento: un sì può diventare un no.
Se l’altra persona non è nelle condizioni di dare il proprio consenso non è sesso, è un atto di violenza e si chiama stupro.
Cambiamo la mentalità, usciamo fuori dai binari!

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Purtroppo ancora troppo spesso alcune persone pensano che il modo in cui una donna si veste o si comporta giustifichi una molestia o uno stupro. Secondo una rilevazione Istat del 2019, il 23,9% della popolazione italiana ritiene che le donne possano provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire. Attribuire la “colpa” di una violenza a chi la subisce ("victim blaming") è una pratica ancora troppo diffusa nella mentalità comune, nei media, nelle aule di tribunale. Ha l’effetto di rivittimizzare chi ha subito la violenza e giustificare e normalizzare la violenza stessa, contribuendo a riprodurla. Pensieri e parole di questo tipo fanno parte della cosiddetta “Cultura dello stupro”.
“Come era vestita?” è una frase che non vogliamo più sentire. La responsabilità della violenza è sempre di chi la agisce, mai di chi la subisce.
Cambiamo la mentalità, usciamo fuori dai binari!

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Pensare che alcune emozioni non si addicano agli uomini si chiama maschilità tossica. E non perché sia una devianza, anzi. Si tratta del modello maschile (eterosessuale) più diffuso, talmente condiviso da essere considerato naturale. E invece di naturale non ha nulla: è la nostra cultura che associa le emozioni al femminile e trasmette l’idea che il pianto, le espressioni di tenerezza, le manifestazioni di paura non siano adeguate al mito della virilità.
La notizia bomba è che gli uomini piangono, come tutti gli esseri umani. Reprimere questa parte della vita emotiva è una limitazione della libertà di essere e di comunicare dei bambini, dei ragazzi e degli uomini.
Cambiamo la mentalità, usciamo fuori dai binari!

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L’idea di amore che ancora va per la maggiore nella nostra società, il cosiddetto amore romantico, comprende una serie di miti tanto diffusi quanto pericolosi. Tra questi c’è la gelosia come forma, parte o addirittura misura dell’amore. Invece la gelosia non è amore. È mancanza di fiducia, è possesso, è controllo. Pensare che sia normale provare gelosia, o lusinghiero riceverla, significa giustificare comportamenti violenti. Come spesso fanno i media nelle cronache dei casi di femminicidio.
“È geloso perché ti ama” non si può sentire!
Cambiamo la mentalità, usciamo fuori dai binari!

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